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Pillar · Colleghi Tossici

Colleghi tossici: i nove tipi, le risposte che li disinnescano, gli errori

Danilo Failli26 minuti di lettura

Riunione del giovedì, sala piccola, il direttore in fondo al tavolo. Il collega alla tua destra apre la sua slide e dice: "ho pensato che potremmo partire dal cliente storico, invece che dal nuovo". Era la tua idea. Gliel'avevi raccontata martedì, alla macchina del caffè, con le parole quasi uguali. Il direttore annuisce, dice "bravo", passa al punto dopo. Tu sorridi. Quel sorriso che ti viene da solo e che ti costa fino a sera.

Tieni a mente quel sorriso, perché questa guida ai colleghi tossici parte da lì. I colleghi tossici si riconoscono dal segno che ti lasciano addosso, più che da quello che fanno.

La tesi, subito, e la difendo fino in fondo: i colleghi tossici funzionano perché tu rispondi come loro si aspettano. Il passivo-aggressivo aspetta la tua giustificazione. L'invidioso aspetta che tu ti faccia piccolo. Il prepotente aspetta la lite, oppure il silenzio. I colleghi tossici hanno tutti una risposta che li nutre e una che li disinnesca, e la differenza tra le due si impara in una settimana. Sette giorni con un foglio in tasca. Questa guida ai colleghi tossici serve a quello: a riconoscere il tipo che hai davanti e a smettere di dargli quello che cerca.

Collega difficile, collega tossico, gruppo tossico

La parola "tossico" oggi si usa per tutto, e una parola che vale per tutto smette di servire. Prima di parlare di colleghi tossici, quindi, tre gradini. Si somigliano da lontano e si distinguono da vicino, con una prova che dura un giorno. I colleghi tossici stanno nel mezzo.

Primo gradino, il collega difficile. Ha un carattere. Alza la voce quando la stampante si inceppa, risponde a monosillabi prima delle dieci, ti ha detto una cosa sgarbata sul tuo report e ci avete litigato. Il giorno dopo il lavoro è quello di prima, e tu pure. Un collega difficile costa energia in quel momento e basta. Metterlo tra i colleghi tossici è una parola sprecata. È un conflitto tra pari: si chiude, e si va avanti. Ne ho scritto in come rispondere a un collega maleducato.

Secondo gradino, il collega tossico. Il comportamento si ripete, e ogni volta serve a lui e costa a te. La battuta in riunione, l'idea che diventa sua, la pratica che "ha dimenticato" di passarti. Il giorno dopo lui è ancora lì: rileggi la tua mail tre volte prima di mandarla. Prima di parlare in riunione ti chiedi come la prenderà. Hai cominciato a lavorare intorno a lui, come si cammina intorno a un mobile con lo spigolo. I colleghi tossici si riconoscono da questo: dallo spazio che occupano nella tua testa quando sono in un'altra stanza.

Terzo gradino, il gruppo tossico. I colleghi tossici sono più di uno, si muovono insieme, e il bersaglio sei tu, per mesi. Il pranzo organizzato quando sei al telefono. La chat di reparto in cui nessuno ti ha mai aggiunto. Questo ha un nome preciso, mobbing orizzontale, e ha una guida a parte, la guida completa al mobbing sul lavoro, con il diario dal primo mese e il testimone. Se ti riconosci nel terzo gradino, leggi prima quella. Qui parliamo del secondo: dei colleghi tossici presi uno alla volta, quando ancora sono una persona e un copione.

La prova del giorno dopo, quella che separa i colleghi tossici dal resto. Prendi l'ultimo episodio e guarda come stavi la mattina seguente, alla scrivania. Se ci pensavi con fastidio e poi hai lavorato, primo gradino. Se hai cambiato qualcosa nel tuo modo di lavorare per evitare che si ripetesse, secondo gradino: colleghi tossici. Se hai pensato di chiedere il trasferimento, o ti sei chiesto se il problema fossi tu, terzo gradino, e quella domanda la trovi smontata in quando al lavoro ti fanno sentire inadeguata.

Infografica sui colleghi tossici: i tre gradini, collega difficile, colleghi tossici, gruppo tossico o mobbing orizzontale, con la prova del giorno dopo per ognuno
GradinoChiQuante volteIl giorno dopoCosa fai
Collega difficileUna persona, alla pariUn episodio, una giornata stortaIl lavoro è quello di primaSi parla, si chiude
Colleghi tossiciUna persona, con un copioneSi ripete, sempre nello stesso modoLavori intorno a luiRiconosci il tipo, cambi la risposta: questa guida
Gruppo tossico, mobbing orizzontalePiù persone, insiemePer mesi, su di teTi chiedi se il problema sei tuDiario, testimone, guida al mobbing

Fonte: schema di lavoro usato in sessione da Danilo Failli.

I numeri: quanto pesano i colleghi tossici

Sui colleghi tossici in Europa la misura più solida la fa Eurofound, l'agenzia europea che studia le condizioni di lavoro. Nel 2021 ha intervistato al telefono oltre 70.000 lavoratori in 36 paesi e ha fatto tre domande. Abusi verbali o minacce nell'ultimo mese. Attenzioni sessuali indesiderate nell'ultimo mese. Bullismo, molestie o violenza negli ultimi dodici mesi. Nell'Unione Europea il 9,3% ha risposto sì sugli abusi verbali, il 5,9% su bullismo, molestie o violenza, l'1,8% sulle attenzioni sessuali. Almeno una delle tre: il 12,5%. Uno su otto, e dentro ci sono i colleghi tossici di questa guida, insieme a capi e clienti.

Eurofound divide per genere, e la divisione dice una cosa sola, tre volte. Abusi verbali o minacce: donne 10%, uomini 8%. Bullismo, molestie o violenza: donne 7%, uomini 5%. Attenzioni sessuali indesiderate: donne 3%, uomini 1%. Le donne sono più esposte su tutte e tre le forme. Se sei una donna e ti sembra che i colleghi tossici ti cerchino più di quanto cerchino il collega alla scrivania accanto, hai una statistica europea dalla tua parte.

Grafico sui colleghi tossici: comportamenti avversi al lavoro per forma e genere, abusi verbali 9,3%, bullismo 5,9%, attenzioni indesiderate 1,8%, donne più esposte, Eurofound 2021
Forma, Unione Europea 2021TuttiDonneUomini
Abusi verbali o minacce, ultimo mese9,3%10%8%
Bullismo, molestie o violenza, ultimi dodici mesi5,9%7%5%
Attenzioni sessuali indesiderate, ultimo mese1,8%3%1%
Almeno una delle tre forme12,5%15%11%

Fonte: Eurofound, European Working Conditions Telephone Survey 2021, working paper "Adverse social behaviour at work: Background note", WPEF22052, dicembre 2022, e tabella del catalogo dati Eurofound, EU27. Oltre 70.000 interviste in 36 paesi, febbraio-novembre 2021. I valori per genere sono arrotondati all'intero.

Eurofound registra il comportamento subito e lascia fuori chi lo fa: colleghi, capi, clienti. Separa però chi lavora a contatto con il pubblico da chi no: 14% contro 7%. Quel 7% riguarda persone che un cliente davanti ce l'hanno di rado. In quella stanza restano i capi, e i colleghi tossici.

E l'Italia, dove i comportamenti dei colleghi tossici si dichiarano meno che altrove. Nella stessa indagine i lavoratori italiani che dichiarano almeno una forma sono il 6%, il valore più basso di tutta l'Unione. Eurofound scrive nel paper che le differenze tra paesi "vanno interpretate con cautela", perché dipendono dalla "consapevolezza di questo tipo di comportamenti" e dal "sottoreporting": i numeri "riflettono i livelli di consapevolezza e di denuncia" di un paese. Il 6% italiano misura quanto se ne parla. Dei colleghi tossici in Italia si parla poco, e chi tace ha già dato loro quello che cercavano. Ci torno tra due sezioni, nel gioco dei colleghi tossici.

La galleria dei colleghi tossici

Nove tipi di colleghi tossici. Li ho messi in fila per come li incontro in sessione, e per ognuno tre cose: il segnale con cui lo riconosci, la risposta che lo nutre, la risposta che lo disinnesca. I colleghi tossici veri sono spesso un misto di due tipi. Il copione, quello, è quasi sempre uno.

Il passivo-aggressivo

Il segnale: il sì che vuol dire no. "Certo, lo faccio", e poi il file arriva in ritardo, sbagliato, oppure resta lì. La battuta con il sorriso, "ah, tu che sei sempre così preciso". Se gli chiedi cosa c'è, "niente, figurati". Il collega passivo-aggressivo apre la galleria dei colleghi tossici perché è il più diffuso e il più difficile da nominare: ogni episodio, preso da solo, è niente.

Lo nutre: chiedergli cosa c'è che non va. Lui risponde "niente", tu resti con il dubbio, e il dubbio è suo. Lo nutre anche la mail lunga in cui spieghi perché avevi ragione, che con i colleghi tossici è sempre un errore.

Lo disinnesca: la richiesta scritta, con la data. "Ti confermo che il file mi serve giovedì alle 12, come detto". Al sarcasmo, la lettura letterale: "sì, sono preciso, per questo te lo scrivo". Niente tono, niente domanda sul suo umore. La guida: il collega passivo-aggressivo.

L'invidioso

Il segnale: il tuo risultato lo rende silenzioso. Quando ti fanno i complimenti guarda il telefono. Poi, il giorno dopo, il commento: "certo, con il cliente facile che ti hanno dato". Ridimensiona quello che fai e ingrandisce quello che ti è stato dato. I colleghi invidiosi lavorano su una bilancia che deve restare pari, e ogni tuo passo avanti la sbilancia. Tra i colleghi tossici sono quelli che peggiorano quando le cose ti vanno bene.

Lo nutre: farti piccolo. "Ma no, è stato un caso, ha fatto tutto il team". Ogni volta che ti rimpicciolisci gli confermi che funziona.

Lo disinnesca: il risultato detto senza scuse e senza enfasi, come un dato. "Sì, è andata bene, ci ho lavorato tre settimane". Punto. Poi cambi argomento, perché la discussione sul merito è la sua, e con i colleghi tossici si gioca solo sul proprio terreno. La guida: colleghi invidiosi.

Il falso

Il segnale: due versioni. Con te è gentile, ti chiede consigli, si confida. Poi scopri che quello che hai detto a lui in confidenza è arrivato al capo, con qualche parola cambiata. Il collega falso, o la collega falsa, è il tipo di colleghi tossici che scopri per ultimo, perché finché manca la prova sembra il tuo alleato.

Lo nutre: la confidenza, la cosa che gli dai più volentieri. Ogni cosa che gli dici sul capo o sulla tua stanchezza è materiale.

Lo disinnesca: la cortesia senza contenuto. Resti gentile, parli del lavoro, e sulle persone dici solo cose che diresti in riunione. Con i colleghi tossici a due facce la confidenza è la porta, e la porta la chiudi tu. Se ti chiede cosa pensi del nuovo direttore, "mi sembra presto per dirlo". La guida: come smascherare una collega falsa.

Chi scarica il lavoro

Il segnale: "tu che sei bravo con Excel". Il compito che ti arriva alle 17:40 perché lui "ha una cosa urgente". Il progetto in cui lui ha fatto la presentazione e tu tutto il resto. Il collega che scarica il lavoro è quello, tra i colleghi tossici, che all'inizio sembra un complimento: ti sceglie perché sei bravo. Dopo tre mesi sei bravo, stanco e invisibile.

Lo nutre: il sì immediato. Anche il sì con un sospiro. Il sospiro lui lo ignora, il sì se lo tiene.

Lo disinnesca: la domanda tecnica, senza rifiuto e senza accettazione. "Chi l'ha assegnato a me". Oppure il sì con il prezzo: "va bene, lo faccio, e dico al capo che oggi chiudo questo invece del mio". Il lavoro scaricato vive di buio, come quasi tutto quello che fanno i colleghi tossici: appena lo nomini davanti a chi decide, smette di convenire. La guida: colleghi che scaricano il lavoro.

Chi vuole comandare

Il segnale: ha il tuo stesso ruolo e ti dà istruzioni. "Ricordati di mettere il logo", "questo lo mandi a me prima di inviarlo". Nessuno gli ha dato quel compito. Lo ha preso. Tra i colleghi tossici è quello che si nomina capo da solo, e aspetta che tu firmi la nomina.

Lo nutre: obbedire per quieto vivere. Ogni istruzione eseguita è un grado in più nella gerarchia che si è inventato.

Lo disinnesca: il rimando alla fonte. "Chi ha deciso che passa da te, così mi allineo". Con calma. Se la risposta è "nessuno, era un consiglio", ringrazi e fai come prima. La guida: il collega che vuole comandare.

Chi denigra

Il segnale: lo vieni a sapere. Il tuo nome che gira nei corridoi attaccato a un aggettivo, "lento", "poco affidabile", "quello che non finisce mai". Mai a te. Sempre a qualcun altro, meglio se al capo. I colleghi che denigrano lavorano sulla tua reputazione, cioè sulla cosa che ti serve di più e che controlli di meno. Sono i colleghi tossici che agiscono quando sei in un'altra stanza.

Lo nutre: difenderti dalla voce. Andare in giro a dire "ma io ho consegnato in tempo" a chi non ti ha chiesto niente. La voce diventa un dibattito, e il dibattito la fa esistere.

Lo disinnesca: la traccia scritta del lavoro fatto, prima che serva. Il riepilogo al capo ogni venerdì. La mail di chiusura progetto. Chi denigra dice "lento" a un capo che ha in casella sei venerdì di fila con le consegne in tempo. La guida: colleghi che ti denigrano. Se le voci puntano a farti fuori, colleghi che vogliono farti licenziare.

Il prepotente

Il segnale: il volume. Ti parla sopra, ti interrompe, si prende la sala riunioni prenotata da te "perché la mia cosa è urgente". Il collega prepotente è, tra i colleghi tossici, il più facile da riconoscere e il più difficile da reggere, perché scatena una reazione fisica: il cuore che accelera, le mani che si chiudono.

Lo nutre: la lite, e il silenzio. Tutti e due. Se litighi, ha trovato l'avversario che cercava. Se taci, ha trovato il terreno.

Lo disinnesca: la frase breve, a volume basso, ripetuta uguale. "Finisco il mio punto, poi tocca a te". Tre volte, se serve, con le stesse parole. Il prepotente, come tutti i colleghi tossici, si aspetta la reazione di sempre, e trova un muro morbido. La guida: collega prepotente, come comportarsi, e per i casi in cui la voce diventa aggressione, conflitti con un collega aggressivo.

Chi vuole avere ragione

Il segnale: "in realtà funziona diversamente". Ogni idea tua riceve una correzione, ogni dato una fonte migliore. La riunione diventa un processo, e il giudice è lui. Se porti tre progetti identici andati bene, alza il volume della certezza finché ti resta solo annuire. Per lui avere ragione equivale a valere. Avere torto equivale a sparire. Tu credi di parlare del progetto, lui sta difendendo se stesso. Tra i colleghi tossici è il più stancante da avere in riunione.

Lo nutre: convincerlo. Ogni argomento che porti è una pausa in cui prepara il suo. Lo nutre anche il contrario: sparire dalla discussione, così vince senza giocare.

Lo disinnesca: il riconoscimento parziale, poi la mossa. "Hai ragione sul mercato in contrazione. Proprio per questo propongo così". E il campo spostato dal parere al dato: un foglio con tre numeri e la fonte scritta sotto. I numeri si possono verificare, e la verifica toglie il volume. Le battaglie con i colleghi tossici, poi, si scelgono. Sul font della slide lascialo vincere e vai a prenderti un caffè. Sulla strategia dei prossimi sei mesi, resta.

Il competitivo

Il segnale: si posiziona un centimetro sopra di te. "Ottimo lavoro, volevo solo aggiungere due dati che mancavano", e la slide che tira fuori trasforma il tuo report nella bozza del suo. Mai sgarbato. Chirurgico. Dopo, alla macchinetta, la rabbia, e sotto la rabbia il dubbio: forse il report era poco. Il competitivo chiude la galleria dei colleghi tossici perché è quello che più spesso passa per un bravo collega.

Lo nutre: giocare la sua partita. Inseguirlo sulla sua metrica, sul terreno dove lui gioca da anni.

Lo disinnesca: cambiare terreno. Trovi l'area in cui sei insostituibile e la presidi, e ogni venerdì mandi tre righe a chi decide. Il competitivo perde il bersaglio quando smetti di correre nella sua corsia, e tra i colleghi tossici è quello che lo perde prima. Con il competitivo che lo diventa perché si sente minacciato, il tipo più comune, funziona il contrario di quello che ti viene: coinvolgilo, chiedigli un parere vero dove è bravo. La minaccia scende, la gara si sgonfia.

Infografica sui colleghi tossici: la galleria dei nove tipi, dal passivo-aggressivo al competitivo, con il segnale, la risposta che nutre e quella che disinnesca
Colleghi tossici, il tipoIl segnaleLo nutreLo disinnesca
Il passivo-aggressivoIl sì che vuol dire no, il sarcasmo con il sorrisoChiedergli cosa c'è che non vaLa richiesta scritta con la data, la lettura letterale
L'invidiosoIl tuo risultato lo rende silenzioso, poi lo ridimensionaFarti piccoloIl risultato detto come un dato, poi si cambia argomento
Il falsoGentile con te, le tue parole arrivano al capo cambiateLa confidenzaCortesia senza contenuto
Chi scarica il lavoroIl compito alle 17:40, la presentazione sua e il resto tuoIl sì immediatoLa domanda tecnica, oppure il sì con il prezzo detto al capo
Chi vuole comandareStesso ruolo, ti dà istruzioniObbedire per quieto vivereIl rimando alla fonte: chi lo ha deciso
Chi denigraIl tuo nome nei corridoi con un aggettivoDifenderti dalla voceLa traccia scritta del lavoro, ogni venerdì
Il prepotenteIl volume, l'interruzione, la sala presaLa lite e il silenzioLa frase breve, a volume basso, ripetuta uguale
Chi vuole avere ragioneOgni idea riceve una correzioneConvincerlo, oppure sparireRiconoscimento parziale, poi il dato con la fonte
Il competitivoUn centimetro sopra di te, chirurgicoGiocare la sua partitaCambiare terreno, coinvolgerlo dove è bravo

Fonte: schema di lavoro usato in sessione da Danilo Failli.

Prendi un commerciale di 44 anni, area nord-est, con un collega che lo corregge davanti ai clienti. "Sì, ma in realtà il listino è cambiato", detto al tavolo del cliente, con il cliente che guarda. Per un anno la risposta è stata il sorriso, e poi in macchina la rabbia. Nella galleria dei colleghi tossici il tipo era chi vuole avere ragione, con dentro un pezzo di competitivo. La risposta nuova è stata una frase sola, al tavolo: "giusto, il listino è quello di marzo, andiamo avanti con la proposta". Riconoscimento e mossa, in dodici parole. Il collega ha continuato per due visite. Alla terza ha smesso, perché la correzione senza reazione lo faceva sembrare, davanti al cliente, quello che interrompe.

Il gioco dei colleghi tossici: rispondi come si aspettano

Un meccanismo tiene insieme tutta la galleria dei colleghi tossici, ed è l'unico pezzo che puoi cambiare. I colleghi tossici cercano una reazione precisa. Il tipo cambia, la reazione cambia, ma è sempre una di tre.

La giustificazione. "Ma io l'avevo detto", "ma io avevo consegnato", "ma io pensavo che". Il passivo-aggressivo, chi denigra e il competitivo vivono di questa. Chi si giustifica con i colleghi tossici ammette che c'era un'accusa da cui difendersi, e la fa esistere.

La lite. Il prepotente e chi vuole avere ragione cercano questa. Il volume che sale, l'interruzione, la porta che sbatte. Nella lite i colleghi tossici hanno l'avversario e lo spettacolo, e vincono sempre, perché il gioco è loro e lo giocano da più tempo.

Il silenzio colpevole. Chi scarica il lavoro, l'invidioso, il falso e chi vuole comandare crescono su questo. Tu ingoi, sorridi, fai. E ogni volta che ingoi confermi ai colleghi tossici che la strada è aperta.

Tutte e tre sono carburante per i colleghi tossici. Qui torna il sorriso della riunione del giovedì, quello che ti costa fino a sera. Quel sorriso è silenzio colpevole, la risposta che il collega con la tua idea sulla slide si aspettava. Con i colleghi tossici la tua reazione istintiva è quasi sempre quella giusta per loro. Per questo si impara in una settimana: la risposta che disinnesca è l'opposto della prima che ti viene, e l'opposto si trova in fretta.

Chi subisce colleghi tossici da anni ha spesso una risposta sola per tutti i tipi. La settimana di lavoro serve a spezzarla in nove risposte, una per copione.

Un dato dice quanto pesa il silenzio, in Italia. EU-OSHA, l'agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, nel 2025 ha intervistato 25.688 lavoratori nell'Unione, 1.015 in Italia. Tra i fattori di rischio per la salute mentale, la scarsa comunicazione o collaborazione la indica il 29% dei lavoratori europei e il 18% degli italiani. Violenza o abusi verbali da clienti, pazienti o alunni: 16% in Europa, 11% in Italia. Molestie o bullismo: 8% contro 7%. Su tutte e tre le voci l'italiano dichiara meno. La stessa indagine: in Italia il 34% è stato consultato dall'azienda sugli aspetti stressanti del lavoro, contro il 45% in Europa. Si dichiara meno, e si chiede meno: il terreno in cui i colleghi tossici crescono meglio.

Grafico sui colleghi tossici e il silenzio: rischi dichiarati, Italia contro UE, scarsa comunicazione 18% contro 29%, abusi verbali 11% contro 16%, molestie 7% contro 8%, EU-OSHA 2025
Fattore dichiarato, 2025ItaliaUnione Europea
Scarsa comunicazione o collaborazione18%29%
Violenza o abusi verbali11%16%
Molestie o bullismo7%8%
Consultazione dei lavoratori sugli aspetti stressanti34%45%

Fonte: EU-OSHA, indagine OSH Pulse 2025, scheda Italia e sintesi UE27. 25.688 interviste nell'UE27, 1.015 in Italia, 31 marzo-14 aprile 2025.

Metti insieme i due numeri europei, e il quadro dei colleghi tossici in Italia si chiude. Eurofound: l'Italia dichiara i comportamenti avversi meno di tutti, 6% contro 12,5%. EU-OSHA: gli italiani segnalano meno la scarsa comunicazione, meno gli abusi verbali, e vengono consultati meno. In un paese così il silenzio colpevole è la risposta di partenza, e i colleghi tossici lo sanno prima di te. Il tipo che presenta la tua idea come sua conta sul fatto che tu sorriderai, perché intorno a lui hanno sempre sorriso tutti.

La matrice delle risposte ai colleghi tossici

Nella pratica, con i colleghi tossici, le risposte possibili sono quattro: ignorare, rispondere, documentare, escalare. Ognuna ha il suo momento, e il momento lo decidono due cose: da quanto dura, e quanto ti costa. Due assi, che in sessione disegno su un foglio in trenta secondi. In basso a sinistra, dura poco e costa poco. In alto a destra, i colleghi tossici che durano da mesi e ti seguono a casa.

Ignorare. Vale quando dura poco e costa poco. La battuta isolata, il sarcasmo di una giornata storta, il collega difficile del primo gradino. Ignorare è una scelta, con un tempo: "fino a venerdì lo lascio passare, poi vedo se si ripete". Ignorare senza scadenza si chiama ingoiare, ed è il silenzio colpevole che i colleghi tossici aspettano. Sul come, come ignorare un collega di lavoro.

Rispondere. Vale quando si ripete e costa ancora poco: hai riconosciuto il tipo e usi la frase che lo disinnesca. Breve, a volume basso, senza domanda sul suo umore. La frase pronta: "te lo confermo per iscritto", "chi l'ha deciso, così mi allineo", "finisco il mio punto". Rispondere è la mossa centrale di questa guida ai colleghi tossici, e con quasi tutti i tipi basta la prima settimana per vedere un cambiamento.

Documentare. Vale quando si ripete e comincia a costarti: la domenica sera, il lavoro che cambia. Il diario dei colleghi tossici, come per il mobbing: data, ora, chi c'era, le parole esatte, cosa hai fatto, la prova. Sul telefono tuo, mai sul computer dell'ufficio. Serve a due cose: a te, per vedere lo schema, e a chi dovrà ascoltarti. Lo schema completo è in come documentare il mobbing, e vale uguale per i colleghi tossici, anche uno solo.

Escalare. Vale quando dura da mesi e costa tanto, e con i colleghi tossici vale solo con il diario in mano. Al capo prima, se il capo è fuori dal gioco, con il foglio davanti: "in tre settimane sono successe queste sei cose". Alle risorse umane dopo, con una copia del diario e una richiesta scritta: "cosa succede adesso". Escalare senza diario è portare una sensazione. Le sensazioni ricevono "forse sei un po' sensibile". Quando la convivenza con i colleghi tossici è diventata impossibile c'è anche la strada di rifiutarsi di lavorare con un collega, che ha regole sue e vuole il diario davanti.

Infografica sui colleghi tossici: la matrice delle quattro risposte, ignorare, rispondere, documentare, escalare, su due assi, quanto dura e quanto ti costa, con la frase pronta per ognuna
Risposta ai colleghi tossiciQuandoQuanto ti costaLa frase pronta
IgnorareUn episodio, dura pocoPocoFino a venerdì lo lascio passare, poi vedo se si ripete
RispondereSi ripetePoco, e sta crescendoTe lo confermo per iscritto
DocumentareSi ripete e ti segue a casaIl sonno, la domenica seraQuesta cosa la segno
EscalareDura da mesi, con il diarioTantoIn tre settimane sono successe queste sei cose

Fonte: schema di lavoro usato in sessione da Danilo Failli.

Prendi un'impiegata amministrativa di 38 anni, ufficio di sei persone, con una collega passivo-aggressiva, la prima della galleria dei colleghi tossici, che "dimentica" di passarle le pratiche. Ogni pratica in ritardo diventa un ritardo suo, davanti alla responsabile. Per otto mesi ha ignorato, senza scadenza, cioè ha ingoiato. Poi ha risposto, e la frase è stata "mandami le pratiche per mail quando arrivano, così ho l'ora". La collega ha detto sì e ha continuato a dimenticare. Allora ha documentato: tre settimane, undici pratiche, la data di arrivo in ufficio e la data in cui le sono arrivate. Poi ha escalato, con il foglio: "in tre settimane undici pratiche sono arrivate a me con una media di due giorni di ritardo, questo è l'elenco". La responsabile ha cambiato la procedura: le pratiche in una cartella condivisa, con l'ora di arrivo. Cinque settimane, dopo otto mesi di sorrisi. La matrice delle risposte ai colleghi tossici serve a questo: a sapere in quale casella sei, e quale viene dopo.

I sette errori con i colleghi tossici

Sette errori con i colleghi tossici, li vedo tutte le settimane. Ognuno con la correzione.

Giustificarti. L'errore più comune con i colleghi tossici. "Ma io avevo consegnato", detto a chi ha già deciso di dire che sei lento. La correzione: la frase breve e il fatto scritto. "Consegnato martedì alle 16, c'è la mail". Poi silenzio, di quello senza colpa: hai finito di parlare perché hai finito.

Cercare di farti piacere. Il caffè offerto, il favore in più, la risata alla battuta che ti ha fatto male. L'idea è che se ti vede simpatico smetterà. Con i colleghi tossici funziona al contrario: chi cerca di piacere si mette sotto, e sotto è dove ti vogliono. La correzione: la cortesia senza sforzo. Gentile come con il corriere, senza volere niente in cambio.

Parlarne con tutti tranne che con lui. La pausa caffè diventa il tribunale, la chat con i due colleghi fidati diventa il processo. Dopo un mese sei tu quello che parla male degli altri, e i colleghi tossici hanno un argomento. La correzione: un testimone, uno, scelto, a cui racconti i fatti con le date. Gli altri ricevono il lavoro fatto bene, e basta.

Aspettare che passi. "Sopravvivere" ai colleghi tossici, come si dice: testa bassa, e contare i giorni fino al trasferimento suo. I colleghi tossici hanno una pazienza che tu non hai, perché a loro il gioco costa zero. La correzione: la scadenza. "Fino a venerdì osservo, da lunedì rispondo". Una data scritta sul calendario, come un appuntamento dal dentista.

Rispondere alle 22:14. La mail lunga, scritta di sera, con tutti i "come già detto" in grassetto. Tu la rileggi tre volte, lui la legge una, e la inoltra. La correzione: con i colleghi tossici la mail si scrive la mattina dopo, in tre righe. Il fatto, la richiesta, la data. Quella delle 22:14 la scrivi lo stesso, in un file tuo, e la lasci lì.

Portarli a casa. I colleghi tossici che entrano nella cena e nel sonno. Il dubbio "forse ha ragione, forse sono io" che diventa il rumore di fondo. La correzione: la verifica in trenta secondi. Ogni volta che dopo uno scambio ti senti meno, cerchi il dato. Se c'è un dato, lo guardi. Se c'è solo un giudizio, lo lasci a chi l'ha detto. Quasi sempre è un giudizio.

Andare dalle risorse umane con la sensazione. Troppo presto, con "ho dei colleghi tossici", e la risposta è "forse sei sensibile". Oppure troppo tardi, dopo il certificato medico, quando hai già speso tutto. La correzione: dalle risorse umane si va con il diario, e il diario deve pesare in mano. Episodi con la data, mail come prova, un testimone. Le risorse umane lavorano per l'azienda, e l'azienda legge i fatti scritti.

C'è poi una frase che li contiene tutti e sette: "mi trovo male con i colleghi". Detta come si dice che piove. Trovarsi male con i colleghi tossici è un dato di partenza, e da lì si sceglie la casella della matrice. La casella ha una data.

Quando il problema sta nella cultura aziendale

A volte i colleghi tossici sono il modo in cui funziona l'ufficio, più che una persona. Il gossip come lingua ufficiale, le riunioni in cui si parla di chi manca, il capo che premia chi riporta. In un ambiente di lavoro tossico i colleghi tossici sono la norma, e chi si comporta bene sembra strano. Qui le frasi della galleria dei colleghi tossici aiutano meno, perché il copione lo recitano in dieci.

Tre segnali che il problema è l'ambiente, e i colleghi tossici sono il sintomo. Il primo: cambia il collega, resta il comportamento. Il secondo: chi arriva nuovo, dopo tre mesi, fa le stesse cose. Il terzo: il capo lo sa e lo trova normale, oppure è lui il primo a farlo, e allora la guida giusta è quella sul capo tossico.

Il gossip merita due righe, perché è il carburante di ogni ambiente di lavoro tossico. Il gossip in ufficio funziona come una valuta: chi porta notizie sugli altri compra appartenenza. Con i colleghi tossici che vivono di gossip la mossa è togliersi dal mercato. Ascolti, e la tua risposta è sempre la stessa: "a me non risulta". Dopo tre volte smettono di portarti la merce, perché con te frutta zero. Ne ho scritto in gossip in ufficio. E se il gossip diventa controllo, orari e pause guardati dai pari, colleghi che ti controllano.

Il rientro in ufficio, dopo anni di lavoro da casa, è il momento in cui molti si accorgono dei colleghi tossici, e di stare in un ambiente di lavoro tossico: a distanza si vedevano le persone, in presenza si vede il sistema. Chi torna e trova i colleghi tossici al posto di prima ha una tentazione, fare finta di niente. Meglio tre settimane con il foglio in tasca, prima di ogni mossa. Chi ride a cosa, chi tace quando.

Da dove arriva la pressione, in Italia. Eurostat nel 2020 ha chiesto ai lavoratori qual è il rischio principale per il loro benessere mentale al lavoro, una risposta sola a testa. Clienti, pazienti o alunni difficili: 8,8% in Italia, 10,3% nell'Unione. Molestie o bullismo: 1,1% in Italia, 0,8% nell'Unione. Violenza o minaccia di violenza: 0,7% contro 1,1%. L'Italia sta sotto la media su quasi tutto. Su molestie o bullismo sta sopra. Quando la domanda è diretta, anonima, e chiede una cosa sola, gli italiani mettono molestie o bullismo al primo posto più degli altri europei. Lo stesso paese che in Eurofound dichiara meno di tutti. Il numero è piccolo, e dice una cosa grande: quando nessuno guarda, gli italiani le molestie le nominano.

Grafico sui colleghi tossici e l'ambiente: rischio principale per il benessere mentale, Italia contro UE, clienti difficili 8,8% contro 10,3%, molestie o bullismo 1,1% contro 0,8%, Eurostat 2020
Rischio principale per il benessere mentale, 2020ItaliaUnione Europea
Clienti, pazienti o alunni difficili8,8%10,3%
Scarsa comunicazione o cooperazione4,0%3,9%
Molestie o bullismo1,1%0,8%
Violenza o minaccia di violenza0,7%1,1%

Fonte: Eurostat, modulo ad hoc EU-LFS 2020, tabella hsw_exp3, età 15-64, totale dei sessi, in percentuale degli occupati. Interrogazione del database dell'11 settembre 2026.

Cosa fai se il problema è l'ambiente: la guida è ambiente di lavoro tossico, cosa fare. In breve: il diario vale doppio, perché documenta il sistema, e la domanda finale cambia. Con i colleghi tossici ti chiedi come rispondere. Con un ambiente di lavoro tossico ti chiedi quanto tempo gli dai, e la risposta ha una data sul calendario.

Domande frequenti sui colleghi tossici

Come capisco se ho davanti dei colleghi tossici o se sono io troppo sensibile? Con la prova del giorno dopo. Se hai cambiato il tuo modo di lavorare per evitare che si ripeta, il comportamento ti sta costando, e questo è un fatto. Poi la prova del bersaglio: se la stessa cosa la fa a tutti, è un collega difficile o un ambiente. Se la fa a te, sono colleghi tossici con un copione. Ed Eurofound dice che nell'Unione le donne dichiarano più abusi verbali degli uomini, 10% contro 8%: certe volte la sensibilità è una statistica.

Colleghi tossici in riunione: cosa dico a chi presenta la mia idea come sua? In riunione, subito, senza tono: "sì, è quello che ci dicevamo martedì al caffè, aggiungo un dettaglio". Hai messo la data e la tua voce dentro l'idea, senza accusare nessuno. Dopo la riunione, la mail di riepilogo al capo con i punti, compreso il tuo. Con i colleghi tossici di questo tipo la traccia scritta, prima che serva, vale più di qualsiasi chiarimento a quattr'occhi.

I colleghi tossici si possono ignorare e basta? Sì, per un tempo scelto e con una scadenza. "Fino a venerdì" è ignorare. "Finché passa" è ingoiare, ed è la risposta che li nutre. Se dopo la scadenza si ripete, si passa alla casella dopo: rispondere. Ignorare funziona con il collega difficile del primo gradino e con gli episodi isolati. Con i colleghi tossici veri, quelli con un copione che si ripete, dura poco.

Quando vado dalle risorse umane per dei colleghi tossici? Quando il diario ha almeno dieci episodi datati, tre prove scritte e un testimone, e dopo aver provato a rispondere. Prima di allora ricevi "forse sei sensibile", perché porti una sensazione. Dopo il certificato medico è tardi. Ci vai con una copia del diario, la lasci, e chiedi per iscritto cosa succede adesso. Con i colleghi tossici le risorse umane rispondono ai fatti datati, perché l'azienda risponde ai fatti datati.

I colleghi tossici sono mobbing? Un collega tossico, da solo, con un copione che si ripete, è il secondo gradino. Diventa mobbing orizzontale quando i colleghi tossici sono più di uno, agiscono insieme, per mesi, sempre su di te, con l'effetto di isolarti o di svuotare il tuo lavoro. La differenza si vede nel diario, nella colonna "chi c'era": un nome solo, oppure tre nomi che si danno il cambio. Nel secondo caso, la guida al mobbing sul lavoro e il medico di base.

Cambiare lavoro per dei colleghi tossici ha senso? Ha senso dopo, e con una data. Prima si prova la settimana delle risposte, perché chi cambia lavoro senza aver cambiato risposta si porta dietro il sorriso della riunione del giovedì. Se dopo la settimana e dopo il diario il problema è l'ambiente, si mette una data sul calendario: "entro questa data decido". Con una data è una scelta. Senza, è una fuga, e i colleghi tossici si trovano anche nell'ufficio dopo.

Il copione riscritto

Questa guida ai colleghi tossici finisce con tre righe, scritte insieme. Prendi un foglio, oppure il file sul telefono dove tieni le cose tue. In alto, il nome del collega. Uno solo, tra i colleghi tossici che hai in mente: quello che ti ha fatto aprire questa pagina.

Prima riga: la sua battuta. L'ultima, con le parole esatte che ricordi, perché i colleghi tossici si riconoscono dalle parole più che dal tono. "Ho pensato che potremmo partire dal cliente storico". "Tu che sei bravo con Excel". "In realtà funziona diversamente". Scrivila tra virgolette, senza aggettivi, senza il tono che aveva. Solo le parole.

Seconda riga: la tua risposta di sempre. Quella che gli hai dato l'ultima volta e tutte le volte prima. Il sorriso. Il "ma io avevo detto". Il sì con il sospiro. Scrivila con onestà, anche se è "niente". Ora guardala e cerca quale delle tre reazioni è: la giustificazione, la lite, il silenzio colpevole. Quella è la riga che nutre i colleghi tossici, ed è la riga che da domani smetti di recitare.

Terza riga: la risposta nuova. Cerca il tipo nella galleria dei colleghi tossici e copia la frase che lo disinnesca, con le tue parole. "Sì, è quello che ci dicevamo martedì, aggiungo un dettaglio". "Chi l'ha assegnato a me". "Hai ragione sul mercato, proprio per questo propongo così". Breve, a volume basso, da dire con la voce con cui chiedi l'ora. Leggila ad alta voce due volte, stasera, in cucina. Domani la porti in tasca. La prima volta che lui recita la prima riga, tu reciti la terza.

Poi conta sette giorni. Ogni sera, sotto le tre righe, una riga in più: cosa ha detto lui oggi e cosa hai risposto tu. Alla fine della settimana il foglio ti dice se il copione dei colleghi tossici è cambiato, e con i colleghi tossici il copione cambia quasi sempre da una parte sola, la tua. Se dopo sette giorni la terza riga ti resta in gola, o se il collega tossico che hai davanti sta in due caselle insieme e il foglio ha già dieci righe, la prima chiamata la facciamo insieme.

I casi di questa guida sono situazioni tipo, costruite su dinamiche che vedo in sessione. Nomi, età e mestieri sono di fantasia.